9 dicembre 2006

Linux per tutti !!!

"Chi ha detto che un server Linux e' difficile da configurare?
Chi ha detto che non posso configurare un buon server gateway/firewall senza pagare un euro?
Chi lo ha detto non lo so', ma sicuramente non ne sa molto!!!"
E' proprio vero! Viviamo in un mondo imperfetto, dove la maggioranza delle persone oltre a seguire le mode, si lascia facilmente influenzare dagli ingannevoli e astuti messaggi pubblicitari che spesso siamo costretti a guardare.
Poi, come se non bastasse, esiste ancora la stupida idea che la qualita' negli oggetti e' proporzionale al prezzo pagato, ovvero, piu' spendiamo e meno problemi avremo in futuro.
Per non parlare dell'errato concetto che molti hanno sulla "semplicita'": la maggior parte infatti, preferisce lavorare utilizzando sistemi operativi basati esclusivamente su grafica (finestre e mouse), escludendo inconsapevolmente, qualsiasi approccio su cio' che e' basato sull'esecuzione dei programmi da semplice riga di comando (testuale); quest'ultima ritenuta piu' difficile da adoperare e meno performante perche' senza grafica.
Tutto cio' probabilmente perche', non tutti sono degli appassionati di informatica, non tutti hanno del tempo per fare delle giuste comparazioni tra i vari prodotti e sembra che non si riesca ad intuire che il prodotto migliore non e' sempre quello utilizzato dalla maggioranza delle persone.
Allora perche' spendere tanti soldi, se poi esistono soluzioni piu' economiche che spesso funzionano meglio; perche' scegliere un prodotto che in futuro non sara' compatibile con le versioni precendenti e che ci obbliga quindi a migrare (pagando) all'ultima versione disponibile? Perche' pagare per acquistare un software che e' scarsamente documentato, di cui non si sa nemmeno cosa fa e su quali file va ad effettuare le modifiche?

La soluzione potrebbe essere linux: non lo paghi; e' affidabile e stabile; e' ben documentato; e' relativamente semplice da utilizzare; e' flessibile e performate;e' portabile anche sugli hardware piu' inpensabili; e' configurabile sia da interfaccia grafica che su linea di comando; riesce a fare meglio cio' che fanno gli altri sistemi operativi a pagamento; non reinventa i protocolli come fanno gli altri; tutti possono contribuire alla crescita di linux modificando il suo codice sorgente.

Allora come e' possibile sensibilizzare le persone affinche' inizino anche loro ad utilizzare linux?

Oggi, la maggiore attenzione e la continua espansione della cultura informatica, hanno favorito la diffusione e la conoscenza di quelle tecnologie, che seppur di alta qualita', erano spesso ritenute complesse e poco orientate alla semplicita' di utilizzo.
Ma per garantire una maggiore diffusione di queste "complesse tecnologie" e' purtroppo necessario avvicinarsi anche alle esigenze di quelle persone poco esperte e sempre piu' attratte dagli aspetti piu' estetici e meno nobili dell'informatica (come sfondi belli e finestre sempre piu' colorate).

Anche Linux e' stato costretto ad adattarsi a cio' che e' piu' desiderato dalla massa, infatti in questi ultimi anni, ha subito dei grossi cambiamenti che lo hanno reso purtroppo un po' piu' simile alla furba e spietata concorrenza (Microsoft): l'installazione e' piu' semplice e le applicazioni che girano su ambiente grafico sono sempre piu' numerose.
Per esempio, le distribuzioni di Linux sono in continua crescita, se ne trovano veramente tante e ognuna di esse si adatta meglio ad ogni specifica esigenza: da quella professionale per server di rete a quella piu' semplice per uso multimediale.

Il mio consiglio per per chi non e' esperto ed e' ancora affezionato a cio' che e' esclusivamente Microsoft, e' quello di iniziare con un linux semplice da installare e configurabile tramite l'aiuto dell'interfaccia web, alla stessa maniera di come si fa per un router wireless casalingo.
Ma a differenza di un router wireless, avremo invece, un vero server Linux capace anche di gestire lan di piccole e medie dimensioni.
Ovviamente qualsiasi persona piu' esperta, come ad esempio, sistemisti e gestori di reti, saranno contrari a cio' che sto' proponendo; anche io, pur non essendo esperto, penso che non e' possibile gestire una rete senza aver prima acquisito delle conoscenze informatiche di base, senza aver mai letto della documentazione, oppure senza aver mai installato linux prima.
Non tutte le persone sono uguali e purtroppo c'e' sempre qualcuno che "se non vede non crede"... e allora facciamogli vedere come e' possibile unire la banale semplicita' (fortemente desiderata dalle incolte e testarde persone) alla grande potenza di linux.
Ma qualcuno potrebbe dire: "se fai un qualcosa a prova di scimmia, allora, stai pur certo che ne nascera' uno ancora piu' scimmia" (purtroppo questo e' vero; fare un linux a prova di scimmia e' quasi un controsenso...ma tutto cio' e' necessario per contrastrare l'ingannevole concorrenza).

La distribuzione Linux di Point Clark Networks

Da un progetto universitario di un team di ingegneri della canadese Queen's University, nel mese di Maggio 2000 nasce Point Clark Networks, azienda fornitrice di soluzioni e servizi basati su broadband server/gateway.
Ecco alcuni dei principali servizi offerti da Point Clark Network:
  • SDN Service Delivery Network (Back Office Infrastructure)
  • Suva (Authentication and Encryption)
  • Lopez (load balancing)
  • ClarkConnect (Linux-based appliance software)
ClarkConnect e' una robusta distribuzione Linux basata su CentOS, arricchita da un numeroso set di tools e da una interessante interfaccia web per semplificare la configurazione e la gestione dei servizi server/gateway/firewall.

Cio' che lo rende interessante, oltre alla facilita' di installazione e' anche la disponibilita' di tutti i moduli gia' preconfigurati e adatti a chi deve gestire una LAN, inoltre la presenza dell'interfaccia web (webconfig) per il setup del server non pregiudica sulla qualita' dei vari servizi utilizzabili...

Sono disponibili tre diverse versioni:
  • Office Edition (versione commerciale)
  • Enterprise Edition (versione commerciale)
  • Community Edition (versione gratuita)
La versione gratuita Community Edition si differenzia dalla altre per la mancanza del Technical Support di livello I-II-III, Managed/Dynamic VPN, DMZ support, Multiple ISP connections, 1-to-1 NAT support, di qualche servizio addizionale offerto da Clak Point tipo DNS o SDN e per il limite delle 10 Mailboxes gestite da interfaccia web.

La versione da me preferita e' la "Community Edition", in quanto e' gratuita, ha tutto cio' che serve per la gestione di una piccola/media rete, ed inoltre e' pianamente supportata anche dalle Free Community Web Sites tipo Ya-FAQ e Newbie Portal.

L'aggiornamento di CC e' semplificato dall'interfaccia web (webconfig) che richiama l'utilizzo del package management system APT (di Debian).
E' comunque possibile scaricare i codici sorgenti dal server download.clarkconnect.com, oppure i piu' esperti possono ricompilare i sorgenti o utilizzare gli rpm di CentOS, perdendo pero' le features abbinate a webconfig (webconfig e' una sorta di webmin adattato e potenziato per CC, ovvero la famosa interfaccia web di gestione).

Al momento, l'ultima versione disponibile di CC e la 4.0, ed e' basata sul kernel 2.6.

Anche se oggi esistono diversi "third party firmware projects" basti su linux che estendono le capacita' dei router/wireless casalinghi (vedi ad esempio openwrt o tomato), CC rimane la soluzione migliore per implementare servizi tipo Primary Domain Controller PDC (file server con Samba), server di posta elettronica, intrusion detection/prevention, ftp server, web server, backup server, content filter, spam filter, antivirus server, traffic shaping, trasparent proxy, pop up blocker su proxy, caching DNS, stateful firewall, IDS/IPS, printsharing, database server, vpn, webmail, routing server... tutto gratuitamente e configurabile in meno di 30 minuti... e poi non dimentichiamo che linux sfrutta meglio le risorse hardware e a differenza della concorrenza funziona bene anche con i vecchi PC!

Dal sito di CC potete trovare una lista dei vari servizi configurabili e gestibili da interfaccia web:
  1. Management/Monitoring

  2. System Updates
    • Content Filter Updates
    • Intrusion Detection Updates
    • Software Updates

    System Monitoring
    • System Monitor
    • Bandwidth Monitor

    Mail Services
    • Mail/MX Backup
    • Antispam ASP
    • Antivirus ASP

    DNS and Domain Services
    • Domain Registration/Transfers
    • DNS Service
    • Dynamic DNS

    VPN and Security
    • Security Audits
    • Managed VPN

  3. Filtering and Bandwidth

  4. Filtering
    • Web Proxy
    • Content Filter
    • Bandwidth Manager
    • Peer-to-Peer Manager

  5. Firewall and VPN

  6. Virtual Private Networks - VPN
    • IPsec VPN
    • PPTP VPN

    Firewall and Security
    • Stateful Firewall
    • 1-to-1 NAT and DMZ
    • Intrusion Detection
    • Intrusion Prevention

    Networking
    • Multi-WAN / Dual-WAN
    • DHCP Server
    • Caching DNS server

  7. Server Application

  8. File and Web Servers
    • Web Server
    • Web PHP and CGI Support
    • FTP Server
    • Windows File Server

    Backup
    • System Backup
    • LAN Backup

    E-mail
    • Antispam
    • Antivirus
    • POP nd IMAP servers
    • Webmail
    • SMTP Server
    • SMTP Authentication
    • SMTP Gateway

    Printing
    • Print Server Support

    Database
    • MySQL Database

Installazione di ClarkConnect 4.0 Community Edition

La versione CC 4.0 Community Edition e' di appena 446MByte ed e' facilmente scaricabile.
Per chi non e' molto pratico e non sa come masterizzare su CD il file iso scaricato, puo' seguire questa utile guida.

L'installazione di CC e' veramente semplice... altro che Windows! Ma prima di procedere e' importante sapere che CC Community Edition puo' essere installata come gateway, come server standalone con firewall, oppure come server standalone senza firewall.
Vi ricordo che a differenza della configurazione come semplice server standalone, in quella gateway e' necessario aggiungere un'ulteriore scheda ethernet: una per il collegamento verso l'esterno (internet o WAN privata) e l'altra verso l'interno (LAN).



Il sito di CC e' ben fornito di guide e howto anche per chi non ha mai installato linux, ma come punto di partenza vi consiglio di dare un'occhiata al pdf cc-quickstart, oppure prendete come esempio l'installazione effettuata sul mio PC. Inserite nel lettore DVD il CD/DVD appena masterizzato di CC Community Edition e procederete con l'installazione...


Questa guida in flash e' stata realizzata grazie all'uso di Wink e VMware.Versione grande!

In sintesi, segue un elenco delle possibili opzioni da scegliere e selezionare in fase di installazione:
  1. prima installazione di CC (linux), o recupero/manutenzione installazione (rescue)
  2. lingua da utilizzare durante l'installazione
  3. tipo di tastiera
  4. installazione da CD/DVD o tramite ftp
  5. installazione da zero (install), o upgrade installazione esistente (upgrade)
  6. installazione gateway o standalone
  7. tipo di connessione Ethernet, Cable - Standard, DSL - Standard, DSL - PPPoE, Telstra - Big Pond Australia
  8. username, password e DNS forniti dal provider
  9. IP e netmask
  10. hostname e dominio
  11. timezone
  12. root password
  13. partizionamento automatico o manuale tramite disk druid
  14. scelta dei moduli da installare
  15. installazione di Grub Boot Loader

Setup di ClarkConnect 4.0 Community Edition

Dopo aver installato CC e dopo aver effettuato il boot, a differenza delle altre distribuzioni di linux, apparira' un menu' testuale tramite il quale sara' possibile accedere localmente ad alcune schermate di configurazione.



F1 Launch Text-mode Console
per accedere al menu' di configurazione testuale, basta premere il tasto funzione F1 ed inserire la password del superutente root.


Ecco alcuni settaggi configurabili tramite questa interfaccia:

  • gateway/standalone mode (si/no firewall)
  • hostname, DNS servers
  • LAN/Hot LAN/External/DMZ interface
  • virtual IP addresses
  • DHCP static/dynamic, domain
  • security and privacy
  • editor mode
  • display and character set
  • document appearance
  • headers transferred to remote servers
  • listing and accessing files
  • special files and screens

Ovvero, tutto cio' che permette l'accesso e la configurazione remota tramite interfaccia web; infatti da questa interfaccia di configurazione non e' possibile settare gli altri servizi di rete tipo Samba, Postfix, Bind...
F2|F3 Launch Graphics-mode Console
Selezionando F2 (video auto) oppure F3 (video vesa), si accede allo stesso menu' di configurazione visto in precedenza (F1 Launch Text-mode Console), ma grafico e non testuale.


F4 Network Analyzer (IPTraf)
Selezionando F4 avremo accesso alla versione 2.7 della famosa utility per statistiche di rete IPTraf (IP Network Statistics Utility).

Alt-F2 to Alt-F6 CLI (shell) mode
Selezionando da Alt-F2 a Alt-F6 avremo diretto accesso alla classica shell di linux. Tramite shell e' possibile avere il controllo totale di tutti i servizi installati in questa distribuzione, ma con la possibilita' di aggiungere e ricompilare tutto cio' che esiste per linux, anche fuori dal controllo dell'interfaccia web che spesso limita le configurazioni piu' accurate e gradite dalle persone piu' esperte.

Questo filmato in flash riassume quanto detto in precedenza:


Questa guida in flash e' stata realizzata grazie all'uso di Wink e VMware.Versione grande!

Configurazione dei servizi tramite interfaccia web

Passiamo ora alla configurazione dei vari servizi presenti su CC, attraverso l'utilizzo dell'interfaccia web da un semplice PC collegato in remoto.
Quindi, per accedere ai menu' di configurazione, inseriamo sul browser l'indirizzo IP o l'hostname del server CC, su comunicazione criptata e porta 81 (nel mio caso https://10.0.0.100:81 dove 10.0.0.100 e' l'indirizzo IP del server dove e' installato CC).





Per darvi un'idea di quali sono le grandi potenzialita' offerte da webconfig, ho realizzato un piccolo filmato in flash catturando alcune schermate di configurazione dal mio browser.

Una volta collegati al server CC da Web, vi consiglio di effettuare la registrazione con Point Clark Network cosi' da poter scegliere e scaricare (tramite apt-get) tutti gli aggiornamenti e le patch disponibili per i vari servizi e per usufruire del servizio gratuito di dynamic domain name (vostronome.pointclark.net), in questo modo il server sara' accessibile da qualsiasi parte del modo, pur non avendo un indirizzo IP fisso (alla stessa maniera del servizio offerto da dyndns).

Alcune cose interessanti che ho notato:
  • Users and Groups permissions

  • Oltre alla creazione e alla gestione dei gruppi e degli utenti, e' possibile definire specifici livelli di accesso all'interfaccia di configurazione web (webconfig) e ai vari servizi tipo SSH, PPTP VPN, Mailbox, Proxy Server, File Server Folder, FTP

  • Services

  • CC realizza il sogno di tutte le persone poco esperte di informatica, raggruppando in un'unica pagina Web tutti i singoli servizi di rete, quest'ultimi attivabili cliccando su un semplice pulsante virtuale (di colore rosso o verde in base allo stato di attivazione del servizio)

  • Firewall

  • Gestione completa su incoming, outgoing e port forwarding. Creazione DMZ (zona demilitarizzata) e 1-to-1 NAT

  • Bandwidth Management

  • Con estrema semplicita' e' possibile regolare la quantita' e il limite di download in base all'IP, alla subnet, o allo username dell'utente che effettua il login sul dominio (PDC), cosi' da avere un maggior controllo sul traffico di rete e prevenendo eventuali saturazioni della banda passante

  • Antispam/Antivirus

  • La presenza di Spamassassin e di ClamAV oggi e' diventata indispensabile a causa degli innumerevoli spam e virus che transitano per i server di posta elettronica

  • Intrusion Detection/Prevention

  • I report e gli alert disponibili per Snort sono ben leggibili e graficamente avanzati

  • File Server

  • Non solo e' possibile attivare Samba come servizio di fileserver, ma non ho mai visto prima la disponibilita' di una configurazione del PDC (Primary Domain Controller) cosi' completa come quella presente sull'interfaccia Web di CC

  • Web Server

  • Il setup di host virtuali e la possibilita' di abilitare SSL rendono Apache pienamente configurabile anche tramite webconfig

  • Proxy Server

  • E' possibile configurare un pransparent proxy per incrementare la velocita' di apertura delle pagine Web. Spazio della cache e limite di download facilmente gestibili. Aggiunta del content filter (DansGuardian) per filtrare il contenuto delle pagine Web e aggiornamento automatico delle blacklist. Banner/Pop-up Blocker da proxy per evitare virus e spyware

  • Backup

  • Oltre alla possibilita' di trasformare CC come server di backup per salvare il contenuto di ipotetici dischi (condivisi in rete da altri server) tramite Bacula, come su tutti i router e' possibile esportare e importare la configurazione presente sul server, cosi' da poterla ripristinare in caso di problemi o riutilizzarla per la creazione veloce di altri server clonati (utile per small bussiness)

  • Reports

  • Impressionante e' la disponibilita' e la quantita' dei report grafici disponibili su questa distribuzione. Dai report sull'hardware a quelli sulle performance. E' persino possibile accedere con estrema semplicita' a tutti i log di sistema (tipo /var/log/messages)

Conclusioni personali

CC e' una delle migliori distribuzioni linux gateway/server attualmente in circolazione. Semplice, ma allo stesso tempo completa, CC riesce a soddisfare sia le esigenze delle persone meno esperte che quelle piu' pignole ed esigenti. Configurare CC e' quasi come configurare un routerino wireless casalingo da 80€. CC segue gli standard ed offre gli stessi servizi di un normale server configurato con RedHat o CentOS, ma con l'aggiunta di webconfig.
La versione Community Edition oltre ad essere totalmente gratuita e anche ben supportata da diverse comunita' di volontari su internet: esistono numerosi howto e i forum sono ben frequentati.
Per i piu' esperti e per chi non ama le configurazioni da interfaccia grafica, e' sempre possibile accedere alla shell (da Alt-F2 ad Alt-F6) e bypassare tutti i tools proprietari di Point Clark Network (come per esempio webconfig). CC e' anche utile a quegli studenti desiderosi di apprendere meglio alcuni misteriosi concetti di rete, o qualche strano acronimo tipo DMZ, 1-to-1 NAT, PDC, DNS, DHCP, NFS, SSH.

Esistono diverse soluzioni linux specifiche per gateway/firewall/server, tipo SmoothWall, IPCop, Astaro, eBox, m0n0wall, shorewall, devil-linux, Nettion ma spesso o non sono gratuite, o non sono ben aggiornate e supportate, oppure non seguono gli standard forzando il sistemista ad utilizzare soluzioni proprietarie.

CC e' ottimo anche per chi e' interressato allo small business: la maggior parte delle persone e' attratta da cio' che e' estetica e CC offre loro un buon prodotto dotato di un ottimo front-end per la configurazione e gestione dei servizi di rete... non tutte le piccole aziende sono disposte ad assumere un costoso guru sistemista e spesso si cerca di improvvisare facendo smanettare chiunque sul gateway linux (da "persone" che spesso si spacciano come consulenti a "dipendenti" tuttofare).

Mi e' capitato di vedere piccole ditte di consulenza informatica, che hanno venduto e spacciato a buon prezzo CC come appliance solution interamente realizzato da loro: il logo CC sulla pagina web era stato sostituito (e' possibile farlo) e il cliente ha abboccato come un pollo! Il cliente e' un ente pubblico! Incredibile!

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...continua...

25 novembre 2006

Dietro il mistero delle valvole

"Ma e' vero che esistono persone disposte a spendere svariate migliaia di euro per dispositivi basati su valvole?
Perche' continuare ad utilizzare le valvole se i transistors e gli integrati sono piu' moderni ed economici?
Qualcuno dice che prima o poi si consumano ed e' richiesta una loro sostituzione! Allora perche' gli appassionati di musica continuano ad utilizzarle?
Ci sara' pure un motivo..."
Quando tre ricercatori americani, nel 1949, scoprirono che era possibile amplificare i segnali usando piccole quantita' di materiali semiconduttori fu l'inizio della fine per le valvole. Gia' dal 1956 si cominciarono a vedere i primi apparecchi a transistor, che ogni anno diventavano piu' piccoli e potenti. Al confronto dei rivoluzionari dispositivi a semiconduttore, quelle ampolle di vetro belle, ma fragili, ingombranti e bisognose di tante precauzioni erano pezzi di archeologia elettronica. Solo i musicisti (che per amplificare i propri strumenti non hanno mai abbandonato le valvole) e alcuni appassionati continuarono a fidarsi esclusivamente delle proprie orecchie: il suono amplificato dai semiconduttori non li convinceva e nessuna prova scientifica poteva far loro cambiare idea. Oggi sappiamo che avevano ragione loro. E' infatti provato che le valvole sono di grado di generare un suono imperfetto, ma piu' gradevole al nostro orecchio (anch'esso imperfetto) di quello prodotto da un amplificatore a transistor.
Cosi' negli ultimi anni abbiamo assistito ad una rinascita del settore, accompagnata dalla scoperta di una tecnologia affascinante, ricca di storia e anche utile per comprendere meglio il funzionamento dei componenti moderni.
La sopravvivenza e anzi il rinato successo degli amplificatori valvolari dipendono, infatti, dalla particolare qualita' sonora che questi sono in grado di esprimere, che li rende apparecchi destinati ai veri appassionati di musica, i quali non si lasciano scoraggiare dalle difficolta' che il loro utilizzo presenta. La prima di esse e' rappresentata dalle dimensioni e dal peso di queste apparecchiature, che sono superiori, a parita' di potenza, a quelle costruite con transistor. Inoltre, le valvole, durante il loro funzionamento, emanano un notevole calore e cio', imponendo di collocare questi apparecchi in luoghi molto areati, ne impedisce la disposizione su scaffalature che obblighino alla sovrapposizione dei componenti. Un altro ostacolo che si incontra e' quello del periodico bisogno di regolare le correnti di "bias" e di sostituire le valvole, appena queste presentino segni di esaurimento. Vi e', poi, un ostacolo di carattere psicologico, che nasce dalla presunta fragilita' attribuita alle valvole e dal rifiuto di tornare a una tecnologia ritenuta, a torto, superata. Il fattore determinante che ha decretato la graduale scomparsa dal mercato degli amplificatori valvolari, cominciata attorno agli anni '60, e' stato che, se si sottopongono questi apparecchi a misure di laboratorio, essi rilevano prestazioni strumentali peggiori di quelle che si riescono, invece, a ottenute dai circuiti a stato solido, cioe' con transistor, mosfet, integrati, ecc.
Fu appunto negli anni '60 che, contemporaneamente alla nascita delle apparecchiature transistorizzate, vennero adottate dai costruttori di queste una serie di misurazioni strumentali, atte a dimostrare che i nuovi prodotti erano migliori dei vecchi. Alcune persone, pero' che si fidavano solamente delle proprie orecchie, in special modo i musicisti, i quali posseggono tale sensibilita' e allenamento all'ascolto, essendo essi stessi creatori di musica, maturarono diffidenza verso questa nuova tecnologia, ritenendola meno valida sotto l'aspetto prettamente musicale. Molti di essi continuarono a preferire gli amplificatori a valvole, nonostante la loro mole imponente in rapporto alla potenza resa e, quindi, alla difficolta' di usarli nelle loro performance. Cosi', mentre in campo Hi-Fi si assistette a un rapido cambiamento a favore delle amplificazioni transistorizzate, con la quasi completa scomparsa, salvo rare eccezioni, dei circuiti a valvole, nel campo dell'amplificazione strumentale, invece, questa tecnologia non e' mai stata abbandonata, anzi, ha conservato, a dispetto degli anni e dell'evolversi delle circuitazioni e della componentistica, la fama di maggior musicalita' e defelta' nella riproduzione del suono. Questo fatto si spiega considerando che i musicisti sono soliti adoperare le apparecchiature al limite delle loro possibilita', incorrendo frequentemente in sovraccarichi prolungati durante i passaggi piu' sostenuti delle loro esecuzioni. Questa consuetudine provoca il "clipping" dell'amplificatore, il quale si viene a trovare con una tensione all'ingresso superiore a quella ad esso accettata e, quindi, saturandosi, produce delle distorsioni. Nel caso di un amplificatore valvolare, le distorsioni emesse durante il clipping hanno un contenuto di armoniche decrescente al crescere della frequenza riprodotta, con regolare presenza di prodotti di ordine pari. Questo e' molto importante per l'ascolto, poiche' le prime due armoniche sono direttamente correlate al segnale trattato; in special modo, la seconda tende a conferire profondita' al suono, senza modificarne la struttura timbrica.
La distorsione valvolare introdotta dagli amplificatori valvolari al clipping viene definita "morbida" perche' questi, anche in presenza di tassi elevati di distorsione , riescono a mantenere un suono ugualmente accettabile all'ascolto, il che permette il loro utilizzo in una piu' vasta zona di amplificazione. Questo non avviene, invece, con gli amplificatori a transistor, i quali sono, di regola, fortemente controreazionati, cosicche' introducono al clipping notevoli distorsioni di ordine dispari, che dapprima si concretizzano in un suono offuscato e confuso, il quale, poi, diventa sempre piu' stridente e metallico, fino alla completa saturazione. Questo comportamento degli amplificatori a transistor sottoposti al clipping viene, percio' immediatamente evidenziato, il che ne limita la dinamica effettivamente utilizzabile.
Da questa sostanziale differenza nasce l'impressione di maggior potenza che danno gli amplificatori valvolari a parita' di dati di targa.
Non e' questo, pero', il solo aspetto che contraddistingue e contrappone il suono valvolare a quello transistorizzato. La disputa riguardo a tale argomento e' piu' che mai aperta, dato che si tratta di una questione complessa.

Di quali parti si compone una valvola?

La valvola e' un dispositivo di controllo elettronico, denominato termoelettronico e avente come caratteristica peculiare l'emissione di elettroni per effetto termoionico, cioe' per riscaldamento.
Si compone da un minimo di quattro elementi attivi: filamento riscaldatore, catodo, griglia e placca (anodo).
Questi componenti sono uniti e sigillati all'interno di una capsula di vetro priva di aria: la mancanza di ossigeno e' necessaria per l'ottenimento di determinate caratteristiche elettriche funzionali, oltre che all'eliminazione di qualsiasi problema di incendio e alla notevole riduzione della possibilita' di deterioramento dei componenti interni.
Sono due gli elementi attivi principali che regolano (pilotano) il funzionamento della valvola: il filamento e la griglia.
Il filamento e' l'elemento che emette la caratteristica luminosita' nella valvola, simile a quella di una comune lampadina a incandescenza ed e' posto all'interno di un tubetto metallico, chiamato catodo; quest'ultimo, ricoperto di uno strato di ossido, caratterizzato da una notevole attitudine ad emettere elettroni, e' isolato elettricamente dal filamento stesso.
Il filamento ha la funzione di riscaldare il catodo, il quale, caricato negativamente, inizia ad emettere elettroni che scorrono verso la placca (anodo) di carica inversa (positiva).
La griglia, invece, funge da "controllore" che regola il flusso che passa tra il catodo e la placca, e' una sottile spirale di filo metallico e la sua assenza comporta un mancato controllo del movimento degli elettroni: e' come avere un rubinetto lasciato sempre aperto. Infatti, non a caso, e' proprio la griglia a dare il nome alla valvola.
La presenza di piu' griglie determina la tipologia della valvola stessa (Diodo, Triodo, Tetrodo, Pentodo...)




Principio di funzionamento "base" della valvola

Quando viene applicata al filamento l'opportuna tensione di alimentazione, la corrente in esso circolante porta tale tratto di conduzione all'incandescenza, determinado cosi' il successivo riscaldamento del catodo; esso, a causa della propria massa, impiega, pero', un certo periodo di tempo per raggiungere la temperatura di funzionamento: questo e' il motivo per cui le apparecchiature costruite con tale tecnologia tardano alcuni secondi a entrare in funzione, dopo essere state accese; questo e' il caso di dispositivi detti a "riscaldamento indiretto". Il principio su cui si basa il funzionamento della maggior parte delle valvole e' chiamato effetto "termoionico", in quanto esso si manifesta quando il conduttore viene portato all'incandescenza. In tale condizione, gli atomi che compongono il materiale, per effetto del calore, subiscono un'alterazione, poiche' gli elettroni, che ruotano intorno al nucleo a velocita' costante, con l'aumentare del calore accelerano.
Quando viene raggiunto un certo valore, essi acquistano una velocita' tale da vincere, per effetto centrifugo, la forza di attrazione esercitata dal nucleo e riescono cosi' ad allontanarsi dalla superficie metallica di cui fanno parte, creando attorno ad essa, una nube di elettroni, che prende il nome di "carica spaziale". Tale fenomeno dipende, quindi, dalla quantita' di calore a cui il materiale viene sottoposto e dalla pressione atmosferica a cui e' soggetto. Da qui nasce l'esigenza di creare il vuoto all'interno del contenitore, cioe' di espellere tutta l'aria presente, per favorire il passaggio di elettroni, che cosi' non incontrano nessun attrito; inoltre, dato che il filamento viene sottoposto a un notevole calore, solo eliminando il suo contatto con le impurita' dell'aria se ne impedisce l'ossidazione, prolungandone la durata.



Quando la placca (anodo) e' collegata al terminale positivo (tramite lo stadio di alimentazione) e il catodo a quello negativo, la prima si trova ad essere positiva rispetto alla seconda. Gli elettroni emessi dal catodo, siccome sono particelle negative, vengono attratti dalla placca e scorrono, quindi, dal catodo alla placca, internamente alla valvola, attraversando le spire della griglia e tramite l'alimentatore, tornano dalla placca al catodo. Questo flusso di corrente, chiamato corrente di placca o corrente anodica, puo' essere misurato con un milliamperometro inserito nel circuito.
Se pero' la polarita' viene invertita e, quindi, la placca si trova ad essere negativa rispetto al catodo, non c'e' piu' alcuna forma di attrazione, ma anzi, gli elettroni vengono respinti, perche' sono, appunto, particelle negative, per cui la corrente anodica non puo' scorrere. Da cio' si deduce che il triodo e' conduttore quando la placca e' positiva rispetto al catodo, ma non nel caso contrario.
La griglia funge da scudo ed essendo di carica negativa, riesce a respingere gli elettroni provenienti dal catodo che vengono attratti dall'anodo.
Piu' e' alto il potenziale della griglia, e meno corrente passa tra il catodo e la placca (anodo), mentre diversamente, nel caso in qui e' zero, avremo il massimo valore di corrente anodica sopportato dalla valvola. Questo impedimento del flusso di corrente anodica prende il nome di "tensione di interdizione".



Nel caso volessimo invertire la polarita' della griglia, quindi, rendendola positiva, essa si comporterebbe alla stessa maniera dell'anodo e, percio', attirerebbe elettroni su di se, assorbendone una parte: in tal caso, si avrebbe circolazione di corrente di griglia. Finche' la polarizzazione di griglia viene mantenuta ad un valore negativo inferiore allo zero, non si avra' mai la presenza di corrente di griglia, cosicche' non verra' richiesta alcuna energia per il pilotaggio di quest'ultima. Questo ci permette di affermare che la valvola e' l'unico componente capace di svolgere la funzione di amplificare un qualsiasi segnale senza necessariamente richiedere una corrente di pilotaggio.

sull'asse orizzontale X vengono rappresentati i valori di polarizzazione
negativa di griglia, mentre sull'asse verticale Y le relative
variazioni di corrente anodica riscontrate.

Supponiamo di voler sovrapporre alla polarizzazione fissa della griglia un segnale di corrente alternata di altezza picco picco di 1 volt (questo segnale alternato viene rappresentato in forma sinusoidale nella figura precedente, al di sotto della curva stessa). Il segnale, sovrapponendosi alla tensione di polarizzazione, lo fara' variare in piu' e in meno di 0,5 volt, determinando cosi' una variazione di corrente anodica, che e' raffigurata anch'essa con una sinusoide, ma molto piu' grande, a destra della curva (nella figura): da cio' si deduce che la valvola termoionica e' in grado di amplificare il segnale al suo ingresso. La prima cosa che si nota e' che la sinusoide risultante, quella a destra, e' notevolmente piu' grande di quella applicata alla griglia, ma ne e' l'esatta riproduzione. Tale prerogativa e', pero' valida solo se la valvola funziona lungo il tratto rettilineo della sua curva caratteristica, se la polarizzazione di griglia, cioe', si trova al centro della curva. Se tale punto fosse spostato piu' in alto o piu' in basso, la forma dell'onda in uscita risulterebbe notevolmente diversa, cioe' distorta. Il punto che ci permette di lavorare nel tratto rettilineo della curva senza andare incontro a distorsioni viene detto punto di lavoro della valvola. Quando possediamo la curva anodica di una valvola occorre scegliere il punto di lavoro piu' adatto, ovvero la parte rettilinea della sinusoide (probabilmente al centro) che e' quella che permette la minima distorsione. Genericamente il costruttore fornisce uno schema raffigurante la famiglia di curve anodiche per le varie tensioni di griglia, ovvero un'indicazione sul funzionamento statico della valvola, dove ogni curva e' riferita a una data tensione di polarizzazione di griglia, segnalando i valori di corrente di placca corrispondenti ai valori di tensione anodica; senza questo schema risulta difficile utilizzare al meglio la nostra valvola.

Come funziona la valvola all'interno degli amplificatori per strumenti musicali?

Non ho mai conosciuto un musicista e in particolare un chitarrista che disdegna il suono degli amplificatori valvolari...anzi, qualcuno sarebbe disposto a spendere tutti i suoi risparmi per acquistarne uno! Ma in alcuni casi puo' capitare che, il suono di questi amplificatori varia nel tempo, peggiorando sempre di piu', oppure ancora peggio, dopo averlo acquistato ci si accorge che la tonalita' musicale in uscita e' differente da cio' che realmente ci si aspetta.
Cosa possiamo fare in questi casi? Cambiamo amplificatore?
Lo rivendiamo su ebay?
No...non conviene...forse e' meglio trovare la causa del problema e "tarare" al meglio l'amplificatore, ma prima dobbiamo svelare qualche piccolo mistero!

Come abbiamo detto prima, il segnale applicato alla griglia, proveniente da una fonte esterna (es. chitarra, microfono, tastiera...), seppur piccolo, causera' un ampio passaggio di corrente tra il catodo e la placca, ma cio' che ancora non sappiamo e' che la giusta quantita' di voltaggio da fornire alla griglia e' regolata dalla sezione di bias, ovvero da una parte specifica della circuiteria elettronica dell'amplificatore. Tale regolazione varia sia in base alla sensibilita' e differente caratteristica elettrica della valvola, che dal particolare timbro sonoro da ottenere.
Quando il circuito di bias e' configurato correttamente, la valvola oltre a non rovinarsi e' bilanciata al circuito e produce un suono pulito e potente.
Per performance ottimali, il settaggio del bias dovrebbe essere verificato e eventualmente modificato ad ogni cambio delle valvole, preferibilmente con l'utilizzo di un oscilloscopio. I sintomi di un bias regolato male sono evidenziati dall'eccessivo surriscaldamento dell'amplificatore, dall'eccessivo ronzio e dalla sgradevole distorsione. Ovviamente il peggioramento di qualita' dell'amplificatore, anche se spesso e' causato dalle valvole (per tipologia e marca) o dalla regolazione del bias, puo' essere dovuto ad altri componenti malfunzionanti, per esempio dai condensatori, dall'alimentatore in uscita o dagli speaker...
Alcuni amplificatori possono suonare in maniera diversa, anche se usano lo stesso tipo di valvole: con una leggera modifica del bias non riuscirete piu' a riconoscere il vostro amplificatore!
La conoscenza di base di un amplificatore multi-stadio ci aiutera' a capire meglio quali valvole utilizzare.

Amplificatori a multi-stadio (multi-stage)

grandi e complessi amplificatori hanno piu' stadi di amplificazione valvolare: stadio di preamplificazione (preamp stage), stadio di elaborazione di segnale (signal-processing stage) e stadio finale di potenza (power amp stage).

Stadio di preamplificazione

Lo stadio di preamplificazione puo' essere paragonato a una sorta di mixer che deve amplificare con la massima fedelta' possibile il segnale di linea (line-level) in ingresso, prima che venga processato (all'interno dell'amplificatore) dagli effetti per la modellazione del tono, o direttamente collegato al finale di potenza.
Questo stadio e' anche chiamato "gain" o guadagno, o ancora meglio, moltiplicatore di segnale in ingresso. Il valore di guadagno del circuito e' scelto in base al livello di segnale da trattare.
Guadagno e' potenza non sono direttamente in relazione, ci possono essere amplificatori con basso guadagno ma con alta potenza o viceversa.

Stadio di elaborazione di segnale

Un esempio di questo di questo stadio puo' essere la sezione di riverbero, dove il segnale passa per un sistema di rivebero a molla, poi riamplificato da un altro circuito di gain si ricongiunge con il segnale originale.
Anche una sezione che include dei controlli di tono e un secondo gain o effetto overdrive, puo' essere un esempio per questo stadio.

Stadio finale di potenza

L'amplificatore di potenza (chiamato anche finale di potenza), elabora in ingresso il segnale preamplificato e lo amplifica tante volte fino a raggiungere il livello necessario a pilotare le casse audio (speaker).
Tutti gli amplificatori valvolari superiori a 10watt usano le schema denominato push/pull (cosi' come gli amplificatori a transistor). Lo schema push/pull e' uno stadio d'uscita simmetrico in cui una o piu' coppie di valvole lavorano contemporaneamente, ma sfasate una con l'altra. Quindi il suono dell'amplificatore e' dipeso dalla somma delle valvole utilizzate. Se una valvola finale e' malfunzionante o rotta, allora e' consigliabile cambiarle tutte. Avere una valvola nuova e le altre vecchie puo' creare uno squilibrio nell'effetto push/pull, causando quindi un pessimo suono. Per efficienza e qualita' e' importante che le valvole finali siano simili sia come caratteristiche che come marca e opportunamente selezionate dallo stesso stock.
La sezione finale e' potente cosi' come la sua valvola meno potente, o meglio dire, e' limitata alla valvola piu' "fiacca".

La qualita' delle valvole varia in funzione al periodo di produzione, per esempio le valvole militari erano costruite con determinate caratteristiche, con grande robustezza e lunga durata di vita; oppure leader nel campo audio, come per esempio McIntosh, realizzarono valvole con caratteristiche orientate all'uso specifico su amplificatori Hi-Fi....
Quindi non e' facile trovare caratteristiche simili tra le valvole di simile modello: la natura meccanica e l'estrema temperatura che esiste al suo interno (piu' di 370°C) rendono impossibile la realizzazione di due valvole con caratteristiche identiche.

Il limite della valvola

La valvola essendo composta da parti meccaniche e' purtroppo soggetta a limiti e problemi di natura fisica. La sua durata di vita e' proporzionale al suo tempo di utilizzo e dalla quantita' di voltaggio limite regolato dal circuito di bias e applicato alla griglia: piu' l'amplificatore viene usato e piu' le valvole si consumano, oppure, piu' il bias viene regolato per fornire un vattaggio maggiore e prima e' necessaria la sostituzione delle valvole.
Anche le vibrazioni o il suono troppo graffiante e stridente possono accorciare la vita delle valvole. In teoria, possono anche essere costruite delle valvole prive dell'effetto di vibrazione tra gli elementi meccanici interni, ma in pratica non e' possibile. Quando la valvola vibra (di solito a causa dello speaker sui combo), il movimento degli elementi, per effetto fisico, aggiunge un ulteriore segnale amplificato. Questo fenomeno e' comunemente chiamato microfonico.
Il metodo di costruzione e i materiali utilizzati nello chassis o case dell'amplificatore, possono favorire un piccolo gradevole effetto microfonico, creando cosi' in alcuni casi, un suono caratteristico e spesso desiderato.
Comunque, le valvole troppo microfoniche possono essere un problema, specie se gli elementi attivi interni sbattono, risuonano o trillano, producendo un loro stesso segnale. Le valvole con questo tipo di problema sono fortemente sconsigliate per l'utilizzo su amplificatori valvolari o nel campo musicale in genere.

se toccate le valvole con un bastoncino di legno e udite
un rumore strano, allora sono microfoniche!

Quando cambiare una valvola

Quando dovresti cambiare le valvole?
Esistono due buone ragioni per cambiare le valvole: la prima e' quando ormai la valvola e' consumata e potrebbe creare ulteriori malfunzionamenti agli altri componenti; e la seconda, forse piu' importante, e' per migliorare le qualita' dell'amplificatore.
Come faccio a sapere se la valvola e' consumata?
Sono da cambiare quando, le valvole finali si sono esaurite e il suono e' debole o senza tono; quando iniziano a comparire strani rumori, sbalzi di tono e di volume improvvisi o perdite di alte o basse frequenze.
Se il gain in canale ronza, manca di sensibilita' al tatto o semplicemente non reagisce piu' come prima, la valvola preamplificatrice potrebbe essere malfunzionante e quindi e' necessaria la sua sostituzione. Comunque, in entrambi i casi, il problema potrebbe non essere sulle valvole.
Se la valvola non verra' sostituita, il suono continuera' gradualmente a peggiorare, alla stessa maniera di come peggiorano le corde installate su una chitarra.
La riparazione e la messa a punto di un amplificatore valvolare puo' essere banale, ma e' importante e doveroso ricordare che l'alto voltaggio presente in questi tipi di circuiti e' pericoloso e in alcuni casi potrebbe essere mortale, quindi contattate un esperto professionista per le diagnosi e le riparazioni.
Sfortunatamente non si puo' semplicemente sfilare la valvola rovinata, acquistarne una in un negozio qualsiasi per poi rimontarla e provarla con un tester che si ha a casa, o con un prova valvole per TV: le valvole per amplificatori audio sono percorse da un alto voltaggio (di solito sopra ai 450V), mentre i tester generici normalmente non superano i 150V.
Avere a portata di mano piu' valvole, provandole tutte una alla volta, facendo comparazioni prima e dopo e' il test piu' attendibile per ottenere una migliore qualita' sonora.
Buon suono e valvole preamplificatrici non microfoniche sono l'eccezione e non la regola!

Saturazione e distorsione valvolare

La distorsione della valvola e' unica, perche', non appena il segnale in uscita emesso dalla placca raggiunge il suo massimo potenziale, la valvola gradualmente inizia a reagire sempre meno al segnale di ingresso originario. Tutto cio' causa una sorte di compressione del segnale con conseguente graduale taglio di frequenze. Il taglio avviene quando il segnale in ingresso aumenta, ma la massima potenza in uscita e' stata raggiunta.
I transistor invece, anche se agiscono quasi alla stessa maniera delle valvole, hanno un differente tipo di taglio sul livello massimo di potenza raggiunto in uscita (un immediato brusco taglio).
Questi due differenti tipi di saturazione, producono differenti serie di armoniche (chiamate armoniche secondarie): il transistor produce piu' armoniche dispari e nel suo caso peggiore il suono e' "piatto" e "secco", mentre la valvola produce armoniche pari con il risultato di un suono piu' "caldo" e gradevole all'orecchio umano.
I vari tipi di distorsione ottenibili dalle valvole e dai transistor, dipendono anche dalla progettazione circuitale dall'amplificatore: la distorsione di preamplificazione differisce da quella finale per tipo di valvole e per differente sezione circuitale. Per esempio, la distorsione generata esclusivamente dal circuito di volume master, genericamente e' poco sensibile alla variazione del "tocco" del musicista, al contrario di come potrebbe avvenire con una amplificazione attenuata (con volume limitato) dopo lo stadio finale (con attenuatore di potenza).
Oltre che alle differenze esistenti tra le valvole pre e finali, anche il trasformatore influisce sulla sensibilita' audio.
Comunque, la presenza di un minimo di distorsione nella sezione finale, aggiunta a quella gia' presente del pre, da un piu' alto range di sensibilita'.
A differenza dei transistor, le valvole reagiscono meglio alle minime variazioni dello strumento musicale, trasformando cosi' l'amplificatore in un dispositivo ad alte capacita' tonali: ogni valvola ha una sua caratteristica sonora che esalta l'espressione artistica musicale conferita dal "tocco" del musicista.

Alcune valvole per i musicisti

Esistono numerose valvole oggi in commercio, anche se purtroppo sono rare e costose, inoltre gli esperti dicono che quelle vecchie (vintage) sono le migliori:
  • finale "6550": la piu' compressa; dall'incredibile tensione di uscita di 660V; suono veramente pulito; adatta per tastiere, bassi, chitarre resofoniche e acustiche; puo' sostituire la 6L6GC; la migliore e' della americana General Electric.
  • finale "L84": anche conosciuta con il nome americano "6BQ5"; basso voltaggio in uscita (340V in classe A); maggiore distorsione armonica rispetto alle altre valvole; maggiore power e gain; maggiore distorsione nello stadio finale; le migliori sono le Sovtek e le vecchie Mullard.
  • finale "6V6": forse il suono piu' vivace e dolce dato da una valvola per chitarra; maggiore voltaggio e piu' bassa corrente rispetto alle "EL84"; va in overdrive molto facilmente; le Tung-Sol sono le migliori, altre eccellenti scelte sono la RCA e la Sovtek
  • finale "6L6GC": la piu' popolare tra gli amplificatori per chitarre; ottima risposta in frequenza; suono "liscio" e "caldo" con ampi bassi; la migliore e' la RCA seguita dalla Sovotek 5881; le peggiori sono le marche cinesi...da evitare per le "6L6GC"
  • finale "EL34": la valvola piu' popolare in Europa; bassi contenuti, alti spumeggianti e medi rotondi; le migliori sono la Mullar, Brimar e Siemens
  • preamplificatrice "12AX7" o "ECC83": le piu' diffuse sugli amplificatori per strumenti musicali in genere; hanno una buona microfonicita', ma modificano velocemente di tono; le migliori sono state le Tesla, ottime anche Mullard, Telefunken e Brimar

Perche' gli amplificatori vintage sono meglio di quelli moderni?

Vediamo quali sono le differenze sostanziali che caratterizzano il suono in un amp. vintage rispetto a uno moderno:
  1. gli amp. vintage utilizzano un basso voltaggio nelle valvole causando cosi' un taglio delle alte frequenze, enfatizzando maggiormente quelle medie (suono piu' "caldo" e "rotondo"); gli amp. moderni sono piu' squillanti ed enfatizzano le alte frequenze.

  2. gli amp. vintage lavorano a bassa tensione, hanno piu' distorsione nelle valvole di potenza anche a volume basso, questo causa un effetto gradevole all'orecchio umano (piu' omogeneo e dolce rispetto a un amp. moderno)

  3. la perdita di segnale originale e' un'altra causa che determina la qualita' finale del suono:

    • il segnale della chitarra in un amp. moderno passa per un primo stadio di gain, dopo per un secondo, per lo stadio del volume, del tono, lo stadio loop (send e return) degli effetti, lo stadio di equalizzazione, del reverbero, del master volume e dell'inversione di fase per l'uscita...; tutto questo causa perdita di segnale!

    • la coppia resistenza condensatore: di solito la coppia e' formata da due resistori e un condensatore formando un semplice filtro passa alto tipo-pi (parte integrante del gain). In un amp. vintage trovi solo uno o due stadi di gain, una inversione di fase e una sezione di potenza. Queste coppie hanno una bassa perdita di segnale, ma in un amp. moderno esistono dozzine di questi RC! Ecco perche' quelli moderni hanno un "tremendo" gain di potenza. Inoltre, quest'ultimi utilizzano un diverso voltaggio per ogni sezione di gain; questi circuiti usano resistori che "uccidono" le naturali armoniche (si puo' notare quando si abbassa il volume della chitarra).

    • un'altra causa che favorisce la perdita del tono e' nel trasformatore: una volta era formato da bobine di filo laminato isolato da carta, ora invece sono formati da bobine di plastica o nylon con conseguente perdita della fedelta' sonora (c'e' troppa distanza in una bobina di plastica).

    • i condensatori vecchi davano suoni piu' ricchi e con ottimi bassi (erano formati da strati di carta e alluminio messi a sandwich e arrotolati come sigarette con i poli laterali in plastica o cera; mentre oggi sono in poliestere, polistyrene, mylar ecc.). Anche se molti audiofili diranno che i polistyrene hanno una capacita' sonora migliore (forse lo diranno per cio' che riguarda un sistema stereofonico), e' preferibile utilizzare i poliesteri tubolari in alluminio per gli amplificatori per chitarra. Questi involucri dei condensatori sono i Mallory 150 e sono fatti spruzzando su due fogli di alluminio una pellicola di polistirene, hanno il suono simile a quelli dei vecchi vintage con involucro di carta.

    • negli anni 60' e 50' gli amplificatori usavano raddrizzatori di potenza a valvola, mentre oggi troviamo i piu' economici solid-state

In un amp. vintage, nelle valvole raddrizzatrici entra la massima corrente della potenza di accensione, diversamente, nelle valvole di potenza entra bassa corrente causando cosi' distorsione e una piccola perdita di potenza: le valvole vanno facilmente in distorsione quando hanno un basso voltaggio, enfatizzando le medie frequenze. In questo caso il suono e' piu' distorto e compresso perche', come le corde iniziano a diminuire in volume, le valvole di potenza mandano una bassa corrente che da come risultato finale piu' voltaggio con incremento di volume. In altre parole le valvole finali aumentano di volume quando le corde cessano di vibrare, creando cosi' un buon sustain.
Gli amplificatori moderni usano raddrizzatori a solid-state e non hanno lo stesso effetto di quelli a valvole e i finali lavorano ad alto voltaggio dando piu' volume con meno distorsione (piu' squillante, ma con bassi non morbidi). Per risolvere questo problema, molti amplificatori moderni sono compensati con una distorsione di preamplificazione, che purtroppo non da lo stesso risultato della distorsione delle valvole finali. La distorsione del pre e' piu' zanzarosa rispetto a quella piu' calda e corposa del finale.
Per favorire l'aumento del tono compresso delle valvole raddrizzatrici, quasi tutti gli amp. costruiti nel 50' e nel 60' usavano il catodo-bias in uscita dalle valvole (a.k.a. self-bias). Oggi quasi tutti gli amp. moderni utilizzano invece il fixed-bias in uscita. Catodo-bias e' quando un resistore e' tra il catodo e la massa, per stabilire il livello di operazione della valvola di potenza. Fixed-bias e' quando il catodo e' connesso direttamente con la massa e un costante voltaggio di segno negativo e' posto sulla griglia.
Un'altra maggiore differenza tra un amp.vintage e uno moderno e' nel design estetico.
Negli anni 50' e 60' il pino duro era il legno a piu' buon mercato; il pino era perfetto per il suono di un buon amplificatore per chitarra. Oggi invece, il pino e' costoso e difficile da trovare. Il compensato e' piu' economico e facile da trovare, ed e' per questa ragione che oggi e' il legno piu' utilizzato nella realizzazione degli amplificatori. Il compensato a differenza del pino, non riesce ad esaltare tutte le frequenza e filtra gran parte dei toni bassi.
Inoltre, gli amplificatori di vecchia data, avevano un wattaggio inferiore rispetto a quelli di oggi; lo standard era tra i 5 e i 50watt. Quindi, di conseguenza, anche gli speaker era progettati per reagire al meglio a questa "limitata" potenza: potevano essere utilizzati coni piu' piccoli, che davano un loro caratteristico suono. I coni di carta adoperati erano i 3k5p, montati su speaker Jensen: carta molto sottile che distorceva fisicamente quando si alzava molto il gain. Purtroppo negli amplificatori piu' potenti non e' possibile adoperare questo tipo di cono ultra sensibile.
Un'altra caratteristica importante e' che, i vecchi amplificatori venivano realizzati con saldature punto-punto dei componenti, senza circuito stampato. Le schede del circuito stampato (negli amp. moderni) sono sullo stesso piano.
Quando due conduttori sono separati da un non conduttore, e il conduttore e sullo stesso piano, si ha un condensatore: il circuito stampato ha piccoli condensatori tra le tracce conduttrici. E come influisce sul tono dell'amplificatore?
Causa un taglio delle alte frequenze! Allora perche' negli amplificatori moderni si usano i circuiti stampanti? Esistono dei vantaggi...gli amplificatori posso essere costruiti in pochi minuti invece di pochi giorni. E' tutto un discorso di business!

Conclusione personale

Per mia esperienza personale, posso dire che, l'imperfezione della valvola e' cio' che il mio orecchio riesce a gradire di piu': i suoni "piatti" e "freddi" iniziano a "riempirsi", a prendere "forma" e "corposita'". La valvola ti illude, dandoti l'impressione di un qualcosa di "vivo" e "irripetibile". Le tonalita' musicali accompagnano l'orecchio senza mai disturbarlo o annoiarlo. E' proprio vero...la valvola trasforma il passato in futuro!

Sono passati diversi anni, da quando, nel mio garage di casa, smontavo le chitarre e gli amplificatori valvolari dei miei amici; e' sempre rimasta la passione, ma mai come allora: avevo acquistato diversi libri per capire meglio come effettuare le piu' semplici operazioni di modifica e riparazione degli amplificatori.
Fortunatamente, alcuni libri hanno accompagnato parte della mia spensierata giovinezza e hanno svelato qualche piccolo dubbio che avevo in passato: The Tube Amp Book di Aspen Pittman (e' un must-have per gli appassionati di valvole in genere), A Desktop Reference of Hip Vintage Guitar Amps di Gerald Weber (schemi elettrici, modifiche bias, consigli vari...favoloso per i chitarristi), The Complete Guide to Guitar and Amp Maintenance di Hal Leonard (sostituzioni, utilizzo del biasprobe, valvole analizzate su oscilloscopio), Projects for Guitarists (pre valvolari, distorsori e schemi di effetti vari per chitarra) e altri ...
...ma ultimamente, dopo aver ascoltato il podcast numero 10 di Tecnica Arcana del 14/07/2006, ho scoperto l'esistenza un piccolo economico amplificatore di classe D, denominato T-Amp, realizzato da Sonic Impact, dal costo veramente incredibile (meno di 40€) e dotato di elevatissime qualita' audio, simili a quelle di un amplificatore valvolare da svariate migliaia di euro. Ebbene si ragazzi, dopo averlo acquistato da www.thinkgeek.com, l'ho subito collegato al mio impianto Hi-Fi e sapete cosa e' successo? ...ho rimpiazzato il mio adorato amplificatore Creek-6060 con questo giocattolino "ammazza giganti" chiamato T-Amp. Il suono e' di altissima qualita' e nonostante alcune imperfezioni sulle basse frequenze si avvicina molto a quello delle valvole....ma il suono valvolare e' un'altra cosa! La tecnologia sta' facendo progressi, ma al momento, la valvola rimane la numero uno, per chi come me ci sente ancora bene! :)

Ciao e alla prossima pillola!

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15 novembre 2006

Il Guru all'insaputa degli adolescenti...

"Il mio nome e' Em-Zi-Tren (Mz/x), ho 125 anni, parlo il neomagiaro e sono discendente della famiglia Mezil. Lavoro in una stazione spaziale e mi occupo della gestione di "strane reti wireless". Amo Unix, Linux, l'elettronica in genere e nel tempo libero mi trasformo in un radioamatore incallito"
Ebbene si, questo vecchio barbuto e' stato il mio primo "mentore"!
Era il guru che sfruttava le grandi potenzialita' dell'etere per cercare di comunicare con noi adolescenti... ma purtroppo in quel periodo nessuno capiva cio' che realmente voleva "trasmettere"... eravamo solo dei semplici bambini.





Dopo circa 26 anni, i segnali vengono ritrasmessi, ma questa volta il tempo ci ha permesso di maturare determinate e specifiche capacita' intellettive cosi' da poterli decifrare:

Questo misterioso e ambiguo personaggio e' frutto della geniale fantasia dell'ungherese Jozsef Napp, che nel 1969 riusci' a realizzare una delle migliori serie di cartoon di quel periodo, riuscendo abilmente a miscelare personaggi con peculiarita' incredibilmente attuali in un contesto fantascientifico e surreale.
Ma il grande errore commesso e' che Mézga család ("la famiglia mezil", in italiano ) era erroneamente orientato a un publico non adulto o meglio "non maturo" e spesso si celava furbescamente sotto spiccata dose di umorismo... meravigliosamente e ingenuamente ricercata da tutti i bambini!

Il guru Em-Zi-Tren (= Mezil 30, nella versione ungherese MZ/X) e' la persona che tutti noi geek abbiamo sognato di incontrare almeno una volta nella vita; il vecchio sapiente che sa sempre tutto e che continua instancabilmente a estasiare i suoi adepti; che e' sempre disponibile a divulgare e a spiegare gratuitamente gli arcani eclissati misteri della tecnica moderna; spesso oggetto di inarrivabile aspirata ambizione; ma ancora di piu', rappresenta la conoscenza e l'umile saggezza che spesso manca in molti di noi!





Le singolari caratteristiche di questo ineffabile personaggio del cartone animato (trasmesso per la prima volta su RAI1 nel lontano 1980) si adattano perfettamente al contesto moderno:

esperienza e saggezza sono sinonimo di affidabilita' e stabilita', mentre la divulgazione gratuita del sapere puo' essere paragonata all'utilizzo di mezzi "liberi" e gratuiti disponibili ad oggi... nel campo informatico l'Open Source ne e' un esempio lampante!
Offire generosamente agli altri la propria conoscenza senza trarne alcun profitto e' l'unico segreto che porta alla continua crescita personale, alimentando cosi' il continuo confronto con le persone che ci circondano... e Em-Zi-Tren faceva esattamente questo, soddisfava gratuitamente qualsiasi richiesta di Aladar (personaggio principale del cartone) inviando dal suo avveniristico mondo oggetti tecnologicamente avanzati e mai visti prima d'ora; delle inpensabili e irrealizzabili innovazioni per la famiglia di Aladar (la famiglia Mezil).




Aladar, rappresenta invece il geek di oggi, un insolito e atipico (ma comunque piu' realistico) personaggio che si avvicina di piu' a noi comuni mortali.
Il bimbo-genio di casa, perennemente chiuso nella sua camera-laboratorio (sulla cui porta campeggia un cartello con teschio, tibie incrociate e la scritta Aladar), lavora di continuo alle proprie invenzioni. La famiglia lo ignora, il padre non gli da soldi e lui si arrangia come puo': distrugge gli oggetti di casa e ne ricava gli aggeggi piu' strani, come per esempio la speciale radio che si e' costruito per poter comunicare con il suo discendente del futuro Em-Zi-Tren.
Aladar e' taciturno, paziente e assennato; ma anche, all'occorrenza, pronto alla ripicca verso un padre pasticcione che lo sfrutta negandogli fondi e meriti. Interessato solo al "progresso scientifico", si autodefinisce un fisico.





Attributi simili a questo personaggio spesso sono riscontrabili anche nell'ambiente in cui viviamo, per esempio il mio amico Salvatore "LordYupa" che continua coraggiosamente a dedicare gran parte della sua giovinezza nelle sue ricerche informatiche... sicuramente anche lui e' un geek!


In antitesi ai personaggi descritti, l'annoiato capofamiglia Sandor (che rappresenta la stragrande maggioranza delle persone) e' il classico ignavo impiegatuccio in perenne attesa di una promozione che purtroppo non arriva mai, sempre sottomesso dalla moglie si sfoga continuamente contro il figlio; e' comunque l'unico personaggio che riesce a dare un maggior senso umoristico alle bizzarre vicende che accadono agli ungheresi Mezil.






Questo cartone animato a parer mio e' un vero cult e i giovani curiosi geek dovrebbero vederlo almeno una volta: gli spiccati cenni di elettronica, le modifiche e gli esperimenti fantasiosi, i luoghi e i personaggi artisticamente "scarabocchiati", i disegni stilizzati e imperfetti lo trasformano in un qualcosa di unico nel suo genere.
Solo i sottovalutati ma competenti ungheresi potevano realmente competere con la concorrenza nipponica e americana del periodo... ma la storia ci insegna che non sempre la competenza paga e che purtroppo i furbi continueranno ad essere i primi!

Non perdetevi uno dei migliori episodi della "famiglia Mezil" intitolato "la super-pillola", anche se purtroppo non si riferisce a questo blog :)

Alla prossima pillola! Ciao

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12 novembre 2006

Ehi router! Esci fuori dal mio modem!!

"Ormai lo sanno anche i muri...esci fuori non ti nascondere!!!
Non vuoi uscire !?
E allora ci penso io...!!
I tuoi minuti sono contati..." >:-O

Ormai sono passate piu' di due settimane da quando il mio vecchio router/wireless netgear si e' rotto (netgear fm114p)...una "tragedia in famiglia", mio padre non puo' piu' utilizzare il portatile in giro per casa (collegato su wireless), mia sorella non puo' piu' effettuare le sue ricerche per l'universita' e io non posso piu' lasciare il pc acceso per utilizzare bitTorrent e scaricare l'ultima distribuzione di linux.
Come posso evitare questa "giustificata insistente pressione psicologica" esercitata dai miei familiari? Quale e' la soluzione piu' veloce, onde evitare che in qualcuno (me compreso) si sviluppi una imprevista alterazione neuronale/comportamentale?
La soluzione piu' plausiblile sarebbe quella di acquistare un nuovo router/wireless!? Probabilmente si, ma questa volta vorrei fare la mia scelta in modo piu' appropiato e intelligente: approfittando cosi' di questa non gradevole situazione, decido di prendere in seria considerazione la possibilita' di installare openwrt (linux embedded) sul nuovo router. Purtroppo non tutti i nuovi router hanno le adeguate caratteristiche e specifiche hardware (flash, ram, usb...) per poter utilizzare al meglio openwrt e in alcuni casi e' consigliato l'utilizzo di un modello un po' datato, rispetto a uno di ultima generazione. In parole povere, la scelta per me non e' banale e quindi non immediata! (forse asus wl-500gp)
Allora cosa faccio? Decido di installare linux con supporto per IP Masquerade/Port Forwarding/Firewall, facendo in modo di condividere la connessione Internet a tutti i PC presenti in casa, quindi implementando NAT (Network Address Translation).
Fin qui tutto ok! Tutti felici, ad esclusione di chi utilizza il wireless...che comunque si e' rassegnato all'utilizzo del portatile collegato al cavo ethernet.
Ma il problema piu' grande e' che quando accendo il modem, devo per forza accendere anche il server linux e spesso e' noioso sentire il rumore di fondo della ventola che gira, oppure l'altro inconveniente e' che quando vado a lavorare, nessuno dei miei familiari sa come si spegne o accende linux senza dover eseguire la procedura corretta di shutdown. Insomma, per mia esperienza personale, un server linux (su PC normale) non e' sempre indicato per utilizzo NAT, specie se in ambiente casalingo; esiste di meglio come per esempio un router economico con installato openwrt.
Allora cosa faccio?
Ricapitoliamo...cosa ho a disposizione...?Come prima cosa smonto il netgear per recuperare la scheda wireless (una pcmcia ZCom xi-325 32mW/15dBm) e relativa antenna, valutando cosi' la convenienza dell'installazione di quest'ultima sul server linux con l'aggiunta di un ulteriore acquisto dell'adattatore pcmcia per pci. Ma questa soluzione oltre a non essere conveniente, risolve solo il problema della connessione wireless e non quello della rumorosita'; pertanto ho eliminato tra le mie scelte la possibilita' di utilizzo del server linux.
Cosa mi rimane:
  • un modem Alcatel Speedtouch Home
  • un vecchissimo hub da 4 porte a 10Mb della 3Com
Ora cosa faccio?
L'Alcatel SpeedTouch Home e' un modem e non un router... ma ne siamo sicuri? mmmhhh a dire il vero diverse persone su internet (purtroppo mai italiane) dicono che questo modem ha qualcosa di speciale...forse anche i muri lo sanno...

Lo "SpeedTouch Home" e' il famoso modem della nota società francese Alcatel produttrice di apparecchiature per telecomunicazioni (ora Thomson), che circa cinque anni fa, veniva fornito in comodato d'uso da Telecom Italia per la vecchia offerta ADSL BB.B Broad Band Box Teleconomy adsl...
Ormai questo modem e' vecchio, non supporta l'ADSL2 e l'ADSL2+, ha alcuni bug noti e non e' piu' supportato da Telecom: se cambi per esempio fornitore ADSL, Telecom non ritira neanche piu' il modem, probabilmente le spese per le spedizioni superano il valore residuo del modem stesso.

Pero' in quel periodo non tutti sapevano che Alcatel aveva prodotto il modem SpeedTouch Home utilizzando esattamente le stesse caratteristiche hardware del fratello maggiore (ad esclusione della porta seriale), ovvero del router SpeedTouch Pro.
L'unico limite che portava il router ad operare come se fosse un semplice modem era solo nel firmware.
Quindi, trasformare un modem Alcatel SpeedTouch Home in un router Alcatel SpeedTouch Pro e' semplicissimo! Io l'ho configurato senza alcun problema e ho impiegato meno di un'ora. Non credo sia illegale modificare un modem ormai obsoleto, non danneggio nessuno, il settaggio originale e' ripristinabile e poi con tutti i soldi che ho dato alla Telecom per il comodato d'uso ne riacquistavo almeno altri tre nuovi! Comunque alla fine non mi sono trovato male con Telecom...apparte il fatto che anche io sono rimasto sei mesi senza ADSL a causa del cambio provider. Ora con l'altro provider ho un problema anche piu' serio, che e' quello della banda filtrata su ed2k (incredibile non era scritto nel contratto!!!).

Come trasformare il modem in router (SpeedTouch Home Pro)!

I vantaggi sostanziali che si ottengono con il passaggio da modem a router SpeedTouch Pro sono questi:
  • abilitazione del protocollo PPP e conseguente eliminazione dell'utilizzo di PPTP (dial-in/automatic dialling)
  • PPP & IP Routing with NAT/PAT (Network Address / Port Translation)
  • Classical IP (RFC1577) & IP Routing with NAT
  • DHCP (server/client), DHCP_Spoof, DHCP-to-PPP Spoofing
  • DNS server/proxy
  • Packet filter firewall (TCP incoming / outgoing connections, TCP header SYN/ACK/URG, type of service, protocol, ICMP type and code number)
...oltre ovviamente al Transparent Bridging (IEEE 802.1D) e al PPP-to-PPTP relaying gia' supportato dallo SpeedTouch Home

Quindi, nel mio caso per sopperire alla mancanza del router (che purtroppo si e' rotto), posso configurare il router Alcater in questo modo:



Passiamo alla configurazione:

Tramite cavo ethernet colleghiamo il modem Alcatel con il PC, evitando quindi l'utilizzo di qualsiasi altro apparato tra i due, ad esclusione di un ulteriore hub o switch.
Se presente, sul PC disabilitiamo qualsiasi applicativo firewall.
Dal PC modifichiamo i parametri tcp/ip per IP statico:
  • IP Address: . . . 10.0.0.X (tra 1 e 254, non 138)
  • Subnet Mask:. . . 255.255.255.0
  • Default gateway:. 10.0.0.138
  • Primary DNS:. . . 10.0.0.138
Sicuramente avrete capito che l'indirizzo IP del router e' il 10.0.0.138 (impostazione di default di Alcatel).
Per verificare se abbiamo impostato tutto correttamente, possiamo utilizzare il comando ping.
Il modem SpeedTouch Home, supporta la configurazione sia via web (porta 80), che via telnet (porta 23), ma per effettuare la modifica del firmware possiamo solo utilizzare telnet.
Da prompt msdos oppure utilizzando un qualsiasi emulatore di terminale tipo "putty", lanciamo il comando "telnet 10.0.0.138"



La password non c'e' (null)!
Vediamo ora che versione di firmware e' installata sul router...



La versione che il router sta utilizzando e' la 281, mentre precedentemente (prima della modifica) era presente la 235. Questo modem permette il caricamento in memoria di due firmware, uno e' quello attivo (active), l'altro verra' utilizzato in caso di problemi facendo un semplice rollback (passive).

Entriamo nella modalita' "EXPERT"


per privacy il mac nella foto non e' quello del mio router, ma prelevato da internet.

e segnamo su un pezzo di carta il mac address del router, in questo caso (00:90:DB:4A:FA:AF) (e' possibile prelevare il mac anche tramite "arp -a" oppure banner ftp).

Utilizziamo uno dei generatori di password (SDSC, NZDS, o petri script) per inserire come "challenge string" il mac address del router (la forma corretta da utilizzare e' la seguente: 00-90-DB-4A-FA-AF).
Ora, con la nuova password generata, possiamo completare il login sul router, ma attenzione a non fare danni, siamo nella modalita' avanzata EXPERT!

Entriamo in modalita' rip e lanciamo il comando drv_read 2 1 b, per leggere parte del contenuto in esadecimale del bios del router



Il risultato potrebbe essere diverso in base alla versione del router; 8600, 8604 o 8704 per i router di tipo PSTN, oppure 9600 per quelli ISDN. Nel mio caso era 8604.
Con questo dato possiamo modificare il modem per trasformarlo subito in un router!

Basta cambiare l'ultima cifra con un bel 6: per esempio 8604 diventera' 8606, oppure 8600 diventera' 8606. Quindi "drv_write 2 1 b 8606".



Ora possimo riavviare il nostro ex modem ormai battezzato come router.
I comandi da lanciare in sequenza sono "exit", "system" e "reboot"



Il nuovo router non e' ancora operativo, quindi procediamo con i seguenti settaggi:
  1. reset hardware del router
  2. aggiornamento firmware del router
  3. configurazione router per connessione internet
  4. configurazione router come server DHCP
  5. midifica password e IP router
  6. aggiunta HUB per NAT
  7. modifica impostazione NAT per port forwarding
Ripristiniamo la configurazione di "default" spegnendo il router e riaccendolo tenendo premuto per qualche secondo il pulsante di reset (situato nella parte posteriore).
Scarichiamo l'ultima versione disponibile del firmware e aggiorniamo il router collegandoci tramite browser sulla porta 80 (http://speedtouch/index.htm oppure 10.0.0.138)



Clicchiamo su "Remove passive" per eliminare il firmware di backup passivo; "Sfoglia" per selezionare il file relativo all'ultimo firmware appena scaricato; "Upload" per caricare il nuovo firmware; "Switch over" per invertire il firmware nuovo mettendolo in stato "active" con quello vecchio che passa in stato "passive" per utilizzo di backup.

Configurazione del router per la connessione a Internet (PPP)

Ora passiamo alla vera configurazione del router per la connessione Internet.
Per prima cosa facciamo pulizia di tutti i settaggi presenti nella configurazione di "default".
Eliminiamo tutte le voci presenti nel menu' PPTP...



...nel menu' PPP...



...nel menu' Phonebook...



...nel menu' CIP Interfaces...



e infine nel menu' Bridging ports



Ora che abbiamo ripulito tutto, passiamo alla configurazione impostando dal menu' "Phonebook" i valori necessati alla connessione del nostro provider.
Per il mio provider sono necessari i seguenti settaggi...

  • Name='MXS'
  • VPI='8'
  • VCI='35'
  • Type='ppp'
Dal menu' PPP aggiungiamo l'incapsulamento VC-mux per la voce mxs creata precedentemente



e tramite il pulsante "config" personalizziamo il metodo di connessione da effettuare

  • User='username@provider' (fornito dal vostro provider)
  • Password='*****************' (fornito dal vostro provider)
  • Connection Sharing='Everybody'
  • Destination networks='All networks'
  • Specific network='' (da lasciare vuoto)
  • Address translation (NAT-PAT) (selezionato)
  • Primary DNS and Secondary DNS (obbligatorio - fornito dal provider)
  • Local IP and Remote IP='none'
  • Mode='always-on'
  • Idle time limit='' (vuoto)
  • LCP echo (selezionato)
  • PAP (non selezionato)
  • ACCOMP (selezionato)
Per collegarsi a Internet modificare lo stato di conneccione da "off" a "on"



non dimenticate di cliccare su Apply e Save per salvare le impostazioni!

Configurazione router come server DHCP

I vantaggi nel configurare il DHCP server sono molteplici:
  • non e' piu' necessario assegnare un indirizzo IP statico ad ogni host collegato al router
  • assegnazione automatica dei DNS del provider, della subnet, del default gateway e del DNS server
  • possibilita' assegnazione indirizzi statici/fissi da DHCP con relativa registrazione del mac address
  • possibilita' di utilizzo DHCP Spoofing
Sempre dal nostro browser, andiamo su menu' DHCP e selezioniamo "DHCP Server"



...icona "advanced" per impostare il DHCP server...



...la configurazione e' personale.

continua...

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